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esteri |
Non credo che il Santo Padre frequenti internet.
Spero
che qualcuno possa fargli arrivare questo appello:
Santità, vorrei umilmente
proporre un candidato per una delle onorificenze vaticane, quelle splendide e
storiche ricche di smalti: il rabbino Arik W. Ascherman.
Rabbi Ascherman, in
questi giorni, è impegnato nella raccolta delle olive a Nablus.
Non sono
oliveti suoi, sono di palestinesi.
Ascherman, con parecchi volontari ebrei e
stranieri, li accompagna per proteggerli, mentre raccolgono le olive, dalle
pietre e dagli insulti dei coloni ebraici che occupano le terre intorno.
Lo
fanno da anni.
Ma quest'anno, l'esercito israeliano glielo ha
proibito.
Sta lottando, ma quest'anno niente olive.
E' evidente la volontà
di affamare i palestinesi per spingerli ad andarsene, a lasciare anche i lembi
di terra che ancora abitano.
E' un genocidio e una pulizia etnica a
rate.
Che avviene nel silenzio di tutti i mezzi.
Rabbi
Ascherman fa parte di un gruppo di cui ignoravo l'esistenza,
«rabbini per i diritti umani».
Fa parte di quella piccola schiera di
volontari che, per esempio, accompagnano i bambini e le bambine palestinesi da
casa a scuola, per difenderli come possono dalle angherie e dalle pietre dei
coloni e dei soldati.
Sono tanti, più di quanto si creda.
C'è là Alison
Weir, un giornalista americano che tiene un sito per far conoscere la
persecuzione dei palestinesi, «If America knew», «Se l'America
sapesse».
C'è Nathalie Christyson, un'ex analista della CIA, col
marito.
C'è Jonathan Cook, un giornalista che ha scelto di vivere a Nazaret
per fare scudo ai palestinesi, e ne condivide, in questi mesi, la carestia e le
difficoltà crescenti, la mancanza di luce e di acqua, l'assedio soffocante, le
angherie.
Vivono un po' tutti là, fra i perseguitati.
Non hanno altra arma
che il loro status di occidentali, di testimoni, che sperano basti a trattenere
gli aguzzini.
Ma questo scudo diventa ogni giorno più sottile, e i
persecutori più arroganti.
Il perché è evidente: nessuno parla di questi
difensori e protettori.
La loro testimonianza non è raccolta dai giornali e
dalle TV; ed è il silenzio - solo il nostro silenzio - a rendere possibili i
delitti e le atrocità che ogni giorno vengono perpetrati in
Palestina.
Perciò, Santità, è essenziale che rabbi Ascherman venga invitato
in Vaticano e riceva una delle vostre onorificenze di splendido smalto: per far
sapere, senza provocazione e violenza, che il Vaticano «vede» e
giudica.
Per far sapere che la Chiesa non è complice di silenzio e
d'omissione…
Altrimenti, il lavoro di Ascherman e dei suoi volontari, di Cook
e di Weir, si riduce alla loro propria presenza fisica, all'interposizione dei
loro corpi.
In ogni momento, questi testimoni dell'Occidente rischiano di
diventare «testimoni» nel senso greco e cristiano, ossia
martiri.
Qualcuno è già stato ammazzato - una ragazza americana che si
opponeva ad una demolizione col bulldozer.
Ed è strano che nemmeno io ne
ricordi a memoria il nome.
Vede perché ci vuole un'onorificenza: per
ricordare.
Ma non è solo questo, c'è un fatto più
importante teologicamente.
Ascherman e gli altri rabbini come lui, conoscano
o rifiutino Gesù come Messia, sono già suoi discepoli.
A Lui già obbediscono,
senza saperlo.
«Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché
saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati
gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio».
In base a
questo, sappiamo, Cristo ci giudicherà tutti.
Non ci chiederà se credevamo al
«filioque» o no, e nemmeno se siamo battezzati: ma se abbiamo operato,
col nostro corpo, per dissetare gli assetati.
Sapere se il limbo esiste o no,
certo, conta.
Ma dopotutto, il buon Samaritano non era nemmeno battezzato, ed
era anche un eretico: eppure ci è stato dato come esempio.
Secondo il Suo
metro, ho l'impressione che rabbi Ascherman sia suo discepolo più di molti
cardinali, e con lui i volontari e gli altri rabbini «per i diritti
umani»: entrano perfettamente nella categoria degli operatori di pace e
degli affamati di giustizia di cui si parla nelle Beatitudini.
Bene o male,
poco o tanto (ma certo molto più di chi scrive) quei rabbini, quella ex analista
della CIA, quei giornalisti americani (e sicuramente ci sono anche volontari
italiani, ma non lo sappiamo) appartengono alla «vera» fede.
Sono di
Cristo, e sono anche «islam», ossia sottomessi,
obbedienti.
E sono veri ebrei.
Perché la religione
ebraica che raccomanda di uccidere per la terra, e chiama gli altri uomini
«animali parlanti», è sicuramente falsa.
La religione ebraica di
rabbi Ascherman è sicuramente vera, e basta vedere quali passi della Bibbia egli
appone nel sito dei rabbini per i diritti umani.
Qualche esempio: «E se
uno straniero soggiorna con te nella tua terra, non gli farai torto. Ma lo
straniero che abita con te sia per te come uno nato fra i tuoi, e lo amerai come
te stesso» (Levitico, 19:33-34).
«Giustizia, solo la giustizia
perseguirai, sì che tu possa vivere ed ereditare la terra» (Deuteronomio,
16:20).
Rabbi Ascherman ha trovato vera religione persino in passi del
Talmud, e che possono essere diretti ai rabbini della falsa religione ebraica:
«Savii, guardate le vostre parole, per non essere puniti di esilio in un
luogo d'acqua cattiva, e acciocchè gli studenti che vi seguono non bevano e
muoiano, causando la profanazione del nome del Cielo» (Pirkei Avot 1:11).
Ascherman legge questi passi in modo tale, che ha sentito il dovere di
accompagnare le bambine palestinesi a scuola, e i contadini nei loro oliveti,
insieme ai suoi «studenti» e ai suoi volontari, protestanti o atei che
siano.
Santità, questi operatori di pace mantengono pulito un angolo della
Terra Santa.
Smacchiano il fiume di sangue, contrastano il sangue
dei 650 mila iracheni uccisi e morti a seguito della invasione americana
dell'Iraq; si oppongono al male che infuria come un leone ruggente.
Persino
il Washington Post l'ha detto, dei 650 mila morti, si vede che l'aria sta
cambiando: che la Chiesa non sia l'ultima a parlare.
Santità, sia il Papa
universale di tutti i veri seguaci di Cristo, tutti quelli che non sanno di
esserlo e che operano la giustizia in questi tempi di apocalisse, dove la
malvagità può scatenarsi impunemente perché si sa coperta dalla menzogna e dal
silenzio.
E' questo che conta.
Non riconosciamo in Bush un cristiano,
benchè lui lo sostenga e lo ripeta.
Non riconosciamo nei massacratori
mussulmani in Iraq i veri islamici.
Non riconosciamo il titolo di
«fratelli maggiori» a quei rabbini che insegnano ai soldati israeliani
ad ammazzare donne e bambini inermi come un servizio a Dio: questi danno da
bere l'acqua malsana che li farà morire.
Ma Rabbi Ascherman e gli
altri rabbini, possiamo davvero chiamarli «fratelli maggiori»
senza adulazione, senza unzione o retorica clericale, né servilismo, perché ci
mostrano, con l'esempio, quello che si deve fare qui ed ora.
E noi, col
nostro silenzio complice del male, li rendiamo più deboli.
Una bella
onorificenza, Santità, a questi veri cristiani non battezzati.
Di solito i
rabbini vanno pazzi per le onorificenze, ma non so se sia il caso di
Ascherman.
Dalla foto sul sito, è un giovanottone americano con la barba
rossiccia, un Gesù alla Mel Gibson.
Ma nel sito ci sono le foto di altri
rabbini, più anziani, le barbe grigie, le fronti calve. E abbronzate, perché
hanno raccolto le olive e hanno fatto da scorta alle bambine palestinesi: il
sole di Galilea.
Questi savi anziani di Sion, di sicuro, un bel collare
smaltato lo apprezzeranno.
E ne daranno notizia nel sito, credo.
Forse ne
parlerebbe anche il Washington Post.
Maurizio
Blondet